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Notti, il giorno non basta.

Maria Clara Eimmart
Maria Clara Eimmart

Raffigurazioni di fenomeni celesti - Fase lunare osservata il 23 aprile 1693 



Giulia Cargnelli
Giulia Cargnelli

GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino


Marc Chagall
Marc Chagall

Dans mon pays

In My Country 

1943


Torino brilla. Di giorno, i palazzi barocchi si stagliano nell’aria tersa; di notte, la città è trapuntata dalle luci morbide dei portici, dei lunghi viali, dei percorsi d’acqua che ne disegnano una geografia discreta e continua. Seguendo la punteggiatura dei suoi bagliori si trova sempre una direzione. Ma è possibile orientarsi anche quando la luce viene meno? Il buio è davvero uno spazio di totale smarrimento? È a partire da queste domande che si sviluppa la visita a **Notti. Cinque secoli di stelle, sogni, pleniluni**, alla GAM di Torino.


Il percorso espositivo è costruito per sottrarsi deliberatamente alla fruizione rapida che scandisce la nostra quotidianità. Richiede un tempo più lento, un’attenzione diversa. L’illuminazione è calibrata, le opere si rivelano progressivamente, costringendo lo sguardo ad adattarsi. La notte non è presentata come una mancanza da colmare, ma come una condizione che consente forme di visione meno immediate e più complesse. Non tutto ciò che è essenziale è subito visibile, e non tutto ciò che è pienamente illuminato risulta, per questo, più chiaro.


L’esposizione attraversa cinque secoli di storia dell’arte, dal primo Seicento alla contemporaneità, seguendo un’organizzazione tematica che rispetta la successione dei linguaggi e dei contesti culturali. Di epoca in epoca, la notte emerge come uno spazio privilegiato di sperimentazione: tecnica, scientifica, poetica. È il tempo dell’osservazione e della misura, ma anche quello in cui l’immaginazione interviene quando l’esperienza diurna non è più sufficiente a contenere ciò che si cerca di comprendere.


Le sezioni iniziali mettono in relazione arte e scienza, mostrando come il buio sia stato storicamente un alleato della conoscenza. La notte è il momento dell’indagine, della scoperta, della costruzione del sapere. Nell’Ottocento, i notturni assumono una dimensione sempre più introspettiva, trasformandosi da semplici vedute in paesaggi interiori. Con il Novecento, la notte diventa uno spazio mentale e simbolico, attraversato da sogni, visioni e tensioni dell’inconscio: non soltanto ciò che si osserva, ma ciò che affiora quando il controllo razionale si attenua.


Le ricerche del secondo Novecento mostrano come il buio possa essere anche un campo di costruzione formale e concettuale, in cui astrazione, memoria e materia entrano in relazione. Nella parte conclusiva del percorso, lo sguardo torna alla volta stellata, mentre altre opere trattengono presenze elusive, tracce, apparizioni: ciò che resta quando la luce non spiega, ma suggerisce.


Da una prospettiva filosofica, il filo che attraversa l’intera mostra è chiaro: il buio non è l’opposto della conoscenza, bensì una delle sue condizioni. L’eccesso di luce tende a semplificare e a saturare; la penombra, invece, obbliga a distinguere, a selezionare, a pensare. La notte non fornisce risposte immediate, ma crea lo spazio in cui le domande possono prendere forma con maggiore precisione.


Al termine del percorso, l’idea iniziale di smarrimento risulta rovesciata. Non è nel buio che ci si perde, ma nell’aspettativa che tutto debba essere immediatamente evidente. **Notti** ci suggerisce come accettare ciò che rimane inevitabilmente incompleto.


Info

*Notti. Cinque secoli di stelle, sogni, pleniluni*

GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino

29 ottobre 2025 – 1 marzo 2026

A cura di Fabio Cafagna ed Elena Volpato

Catalogo edito da Corraini Edizioni

  • Intero: 14 €

  • Ridotto: 12 €

  • Ridotto bambini (6–12 anni): 6 €

  • Gratuito: under 6 e accompagnatori di persone con disabilità



 
 
 

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