Rosso Beethoven - Sere infuocate nella Corte d’Onore
- Giulia Cargnelli
- 15 lug
- Tempo di lettura: 4 min
Torino custodisce le sue passioni sotto un’aria composta. Poi arrivano le sere di luglio nella Corte d’Onore di Palazzo Reale a ricordare che il colore segreto della città è il rosso.
Si chiama proprio Rosso Beethoven la rassegna estiva che il Teatro Regio ha portato quest’anno dentro i Musei Reali, dal 30 giugno al 22 luglio: otto concerti in quattro programmi dedicati al titano di Bonn in vista del bicentenario della scomparsa, nel 2027. Ogni programma porta il nome di una tappa del percorso beethoveniano, Ribellione, Tensione, Audacia, Luce, ciascuno affidato a un direttore trentenne.
Agata Zając, Aram Khacheh, Alessandro Palumbo e Liubov Nosova si misurano con le grandi Sinfonie, proprio come Beethoven, alla loro età, si misurava con la rivoluzione del linguaggio musicale europeo.
Una fiducia nei giovani che il Regio estende alla platea con il biglietto a dieci euro per gli under 30, metà del prezzo intero: un invito concreto a sedersi sotto quel cielo.
Tensione: il destino bussa a Palazzo Reale
Mercoledì 8 luglio, eccoci lì per il secondo appuntamento, Tensione, con l’Ouverture dall’Egmont e la Quinta Sinfonia dirette da Aram Khacheh.
La serata comincia molto prima delle ventuno, quando il giorno ancora indugia nella sua luce più dolce.
Ad accogliere è l’austerità della facciata, quel bianco quasi di gesso che i Savoia vollero già nel Seicento attraverso la maestria di Carlo Morello. Varcato l’androne d’ingresso, si sale a visitare l’appartamento della regina Elena, aperto in via straordinaria per l’occasione. Lasciate quelle sale, la sorpresa è la vista che si spalanca sul verde del Giardino Ducale, dove la Caffetteria Reale, riaperta, offre l’aperitivo tra belle esposizioni di piatti e porcellane che, da sole, varrebbero il biglietto.
Quando ci si siede in cortile, l’atmosfera è meno solenne di quanto il programma farebbe supporre. Forse è un bene però, perché è lo spegnersi lento del giorno d’estate a creare l’attesa, un crescendo silenzioso che prepara l’orecchio alle quattro note che tutti conoscono. È in quel tempo sospeso che entra il direttore.
Guardandolo salire sul podio si notano le scarpe leggermente impolverate dalla terra secca del suolo che tutti attraversiamo per raggiungere i nostri posti: un dettaglio tenero che rende plasticamente più veri i passi che nella musica bisogna compiere davvero, uno dopo l’altro, per arrivare fin lassù.
All’aperto, va detto, la Quinta perde qualcosa della potenza che il primo movimento pretenderebbe: il suono si disperde facendosi più trasparente e il celebre attacco arriva meno perentorio di come lo custodisce la memoria discografica, quella delle esecuzioni perfette alla Karajan che ci hanno abituato a un Beethoven forte e senza sbavature.
In cambio questa serata restituisce qualcosa che nessun disco possiede, l’umanità del fare musica: la fatica visibile degli orchestrali che suonano nel caldo di luglio per il loro pubblico è forse la cosa più vicina che ci sia allo spirito di Beethoven, alla sua musica di lotta, di sudore, di conquista.
Seppur nella delicatezza d'insieme, si sente il motivo rincorrersi tra le sezioni degli archi con uno slancio teatrale verdiano, fino alla marzialità che sigilla il movimento.
Da lì il secondo movimento scivola in un clima diverso, dolce eppure deciso, ben legato, con viole e violoncelli in bella evidenza nel tema; quando il canto si trasforma in fanfara, si avverte l’indugiare degli archetti sulla corda, come a volerne assaporare il passo di marcia.
Il terzo movimento resta forse un poco timido, ma si riscatta nel fugato che sale dai violoncelli ai violini e nella ripresa in pizzicato, delicata e intensa.
È lì che, nel triangolo disegnato dal braccio del primo violino, si scorge il viso del cornista un attimo prima del suo squillante ingresso. Quei dettagli del ‘vivo’ che rendono la musica gesto umano e collettivo.
Anche perché qui i gesti contano davvero. Khacheh dirige con un’apertura fiduciosa delle braccia che, unita alla giovane età, trasmette una grazia quasi commovente; il braccio slanciato in avanti, con la mano aperta, ha qualcosa del gesto di un rapper, un movimento di oggi prestato a una partitura di due secoli fa.
Sotto quelle indicazioni essenziali i fiati del finale sorgono con naturalezza, mentre per il tema conclusivo le braccia si fanno ancora più ampie e accoglienti, con tenuti che l’orchestra regge molto bene.
Ne esce un’esecuzione scorrevole, delicata, vibrante, meno potente del previsto, eppure percorsa da un crescendo di gioia e di fiducia, quella che la rassegna ripone nei suoi trentenni, sul podio come in platea, ricambiata volentieri dal pubblico della Corte d’Onore con gli applausi tipici della sabaudity.
Il direttore, il programma
Aram Khacheh, classe 1997, è nato in Italia da una famiglia di artisti di origine persiana. Formatosi tra Firenze e Brescia alla scuola di Umberto Benedetti Michelangeli, nel 2024 ha vinto il Premio della Critica al Concorso Cantelli; al Regio era già stato applaudito con Pierino e il lupo di Prokof’ev. La critica gli riconosce chiarezza di gesto insieme a un raffinato senso dell’architettura musicale, qualità che la serata ha confermato.
Le due opere in programma appartengono al periodo eroico di Beethoven; le unisce la stessa tensione ideale che dà il titolo al concerto.
Nell’Egmont, ispirato al dramma di Goethe, la vicenda del conte fiammingo diventa una riflessione sul coraggio, sul sacrificio in nome della libertà, dall’accordo cupo dell’apertura fino alla trionfale Sinfonia della vittoria che conclude la pagina.
La Quinta Sinfonia, composta tra il 1804 e il 1808, mostra come da un nucleo tematico essenziale possa nascere un organismo di straordinaria coerenza, un processo di trasformazione che dalle tenebre conduce alla luce.
«Beethoven era un uomo che credeva nella libertà e nell’umanità, è ancora molto attuale», ha detto il sovrintendente Mathieu Jouvin presentando il cartellone.
Difficile dargli torto, in una sera così.
Informazioni utili
Dove — Corte d’Onore di Palazzo Reale, Musei Reali di Torino (piazzetta Reale 1)
Quando — tutti i concerti alle ore 21; con la formula Emozione Reale ingresso dalle 19.30, con visita all’appartamento della regina Elena, passeggiata nel Giardino Ducale e aperitivo alla Caffetteria Reale
Biglietti — intero 20 euro · under 30 10 euro · Emozione Reale 35 euro
Prossimi appuntamenti — Audacia, 14 e 15 luglio (Alessandro Palumbo) · Luce, 21 e 22 luglio (Liubov Nosova)
Info e biglietti — www.teatroregio.torino.it



PhMattia Gaido

Giulia Cargnelli


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